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non sono venuto a metter pace, ma spada Nasci di Nuovo N°42 |
INTRODUZIONE
- UN INCONTRO INSOLITO
Gesú
gli rispose: "In
verità, in verità ti dico che
se uno non è nato di nuovo non
può vedere il regno di Dio". (Giovanni
3:3) e
ai miei figli Raffaella,
Sefora e Samuele Franco
Ienco “Quel
che era dal principio, quel che abbiamo udito, quel che abbiamo visto con i
nostri occhi, quel che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato
della Parola della vita (poiché la vita è stata manifestata e noi l’abbiamo
vista e ne rendiamo testimonianza, e vi annunziamo la vita eterna che era presso
il Padre e che ci fu manifestata), quel che abbiamo visto e udito, noi lo
annunziamo anche a voi, perché voi pure siate in comunione con noi; e la nostra
comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo” (1Giov.1:1-3). La
“testimonianza” personale di un
cristiano è, per usare una definizione biblica del termine,
il racconto di quel che ha
udito, quel che ha visto con i suoi occhi, quel che ha contemplato e che le sue
mani hanno toccato della Parola della vita (1Giov.1:1). Essa scaturisce da
un’esigenza particolare, caratteristica del cristiano (ci tengo a
specificarlo) “Nato di Nuovo” (Giov:3:3). Non si commetta l’errore,
quindi, di interpretare questo lavoro come il tentativo di “comporre un’opera”
(o qualcosa del genere). Se così fosse mi comporterei, in pratica, come quel
clown che tenta, ridicolamente, di recitare l’Amleto. Spero,
e prego, sia evidente, a chi leggerà, che il mio obiettivo principale non
consiste nel far partecipi altri di una qualche nuova teoria religiosa, ma di
una esperienza concretamente personale; e ciò, al fine di indurre ad una
altrettanto personale e coscienziosa riflessione intorno alle realtà della fede
(spesso fraintese e, di conseguenza, volutamente ignorate o addirittura
disprezzate). È
auspicabile un’attenta analisi di questo scritto, da parte del lettore, il
quale potrà verificare la coerenza, o meno, delle vicende descritte, in
rapporto (cosa estremamente importante) agli insegnamenti delle Sacre Scritture.
Infatti, in un mondo come il nostro, le esperienze degli uomini sono molteplici
e variopinte; se queste soltanto
dovessero costituire la “bussola” per orientarci verso la verità, ci
ritroveremmo, inevitabilmente, in un labirinto in cui le sollecitazioni a
seguire tale o tal’altra via sarebbero innumerevoli. Ringraziato
sia Dio perché non ci ha lasciati al buio, in balìa di noi stessi (come,
invece, molti ritengono ch’Egli abbia fatto). La Luce, infatti,
che vuole illuminare ogni uomo, è venuta in questo mondo. Gesù afferma:
“Io
sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la
luce della vita”
(Giov.8:12). Perciò,
come dice la Scrittura: “Risvégliati,
o tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti inonderà di luce” (Efes.5:14). Ognuno
di noi è un individuo a sé, speciale, esclusivo agli occhi di Dio. Egli “tratta”
con noi tenendo conto delle nostre peculiarità, del nostro carattere, delle
nostre reazioni… Voglio dire che Dio non ha un metodo standard che applica
automaticamente con tutti nei suoi “avvicinamenti” all’uomo; ogni caso,
per Lui, è un caso a sé. Ciò è dovuto, ovviamente, al fatto che Egli
desidera instaurare un rapporto personale con questa sua, a dir poco, meravigliosa
creatura, fatta “a immagine di Dio”
(Genesi 1:27). Per
quanto mi riguarda, devo ammettere che Dio ha avuto molta pazienza con me,
seguendomi passo passo, deciso a farmi comprendere, e concretizzare, la
necessità di questo rapporto personale con Lui, non come un’esperienza fine a
se stessa, ma come conseguenza di un’opera interiore prodotta dallo Spirito
Santo, e che la Scrittura descrive come “Nuova Nascita”, senza la quale,
afferma chiaramente Gesù, non si può “vedere
il regno di Dio” (Giovanni 3:3).
I È
vero…, sono passati molti anni ormai; ma certi ricordi non possono essere, in
nessun modo, cancellati dalla
mente e dal cuore; soprattutto quando questi ritraggono ciò che costituisce il
fondamento su cui è edificata la propria vita. Avevo
appena finito il servizio militare quando mi trasferii in provincia di Brescia;
precisamente a Lumezzane: era il 1976. Un
giovane di 21 anni, normalmente, ha tanti bei progetti e, in modo particolare,
tanta voglia di vivere: era questo il mio caso. Niente di male in tutto questo;
anzi!… Fu
proprio in quel periodo che, invitato da un mio cugino, mi ritrovai, una sera,
in una famiglia, la famiglia Caré, in cui si svolse una riunione un po’
strana e “irregolare”, cioè, fuori dalla "norma" (così la
considerai in un primo tempo). Più
che altro, avevo accettato di andarci per curiosità (la curiosità non è solo
femmina, come si suol dire) e perché mi allettava l’idea di poter, in qualche
modo, “difendere” la mia religione (l’unica vera, pensavo tra me), visto
che sorgono continuamente nuove sétte e gruppi religiosi che pretendono di
possedere il “monopolio” della verità, che “tirano l’acqua al proprio
mulino”, che fanno tutto per un qualche tornaconto personale, ecc. ecc. Questi,
le persone, cioè, conosciute quella volta, erano cristiani evangelici
(definiti, nel nostro dialetto, “vangelisti”). Di
fatto, devo dire che sono stato sempre abbastanza religioso, ma ciò a cui
partecipai, quella sera, lasciò di sicuro un’indelebile impronta dentro di
me. Ricordo
che, in quella circostanza, mi piaceva sfoderare il “sapere” che avevo
acquisito lungo il percorso della mia passata
vita religiosa, con la determinata intenzione di contraddire le loro
affermazioni e far risaltare l’evidente superiorità (parola antipatica) della
Chiesa Cattolica Romana della quale ero orgoglioso di far parte. Tante
di quelle cose, però, che mi dicevano, erano chiaramente in contrasto con le
mie convinzioni e con ciò che mi era stato fin’allora insegnato nella , così
è detta, “religione ufficiale”. Ricordo,
particolarmente, il pacato modo di parlare di quell'uomo che presiedeva
quell'incontro (che in seguito conobbi come il fratello Gaetano), che lasciò in
me una certa impronta. Al
di là delle disquisizioni dottrinali, comunque, fu il loro, per me insolito,
modo di pregare che mi rimase maggiormente impresso. Seduti
attorno al tavolo, con gli occhi chiusi, pronunciavano con parole proprie, uno
dopo l’altro, la loro preghiera. Era fin troppo evidente che non si trattava
delle solite preghiere imparate a memoria; …no, non stavano “recitando”:
stavano parlando con Dio, con una naturalezza che metteva a disagio il
sottoscritto. Ringraziavano e facevano richieste a Dio “nel nome di Gesù”.
Pregavano per me con un fervore che non avevo mai visto, prima di allora,
nemmeno in quelle persone talmente “religiose” che non perdevano mai una
Messa (a parte il fatto che non avevo mai sentito nessuno pregare per me). Un’altra
cosa: ognuno di loro aveva con sé un libro; era su quello che basavano le loro
affermazioni. Oggi so molto bene che si tratta del “Libro dei libri”, la
Parola di Dio, vale a dire, la Sacra Bibbia. Se
fino a quella sera mi ero considerato un “buon conoscitore” di dottrine e
precetti religiosi vari, da quel momento, qualcosa mi suggeriva che non avevo,
in fin dei conti, una vera conoscenza di Dio. Ti
dirò, caro/a lettore (questo, forse, ti farà contento), che per quella volta
uscii “indenne”, almeno apparentemente, da quell’insolito incontro: avevo
ancora la mia religione! II Quanti
bei progetti per il futuro continuò ad architettare, nel segreto, la mia testa,
durante i successivi due anni che seguirono l’episodio appena descritto!… È
normale, quando si è giovani, pensare al proprio futuro e mettersi d'impegno a
costruirselo; ma forse io sognavo un po’ troppo; volevo fare tante di quelle
cose!… Sembrava quasi che non volessi perdere l’unica opportunità di questa
vita sfruttandola al massimo. La
mia più grande passione, in quel periodo, era uno sport chiamato “karaté”;
identificato come un’“arte” di combattimento orientale. Già
da ragazzo coltivavo l’entusiastica idea di frequentare, un giorno, una
palestra e diventare come Bruce Lee, il mio eroe preferito. L’occasione si era
presentata ed io, naturalmente, non me la feci sfuggire. Incominciai subito a
frequentare la palestra dedicandomi, è il caso di dirlo, “anima e corpo” a
quest’attività agonistica. Difficilmente mi assentavo dalle lezioni, se non
per cause indipendenti dalla mia volontà. Qualcuno
mi diceva continuamente che stavo esagerando. Sembrava, infatti, che stesse
diventando l’unico scopo della mia vita. Tutto il resto, come il lavoro, la
pittura (che ho sempre esercitato), la musica (con alcuni miei cugini ed amici
avevamo formato un complesso) assumeva, sempre più, un’importanza marginale. Effettivamente,
aggiungere un’ora e mezza di palestra, dopo otto ore di lavoro in officina,
per me era quasi un gioco. Dico questo, per darti un’idea di quanto la
passione per il “karaté” mi fosse entrata nel sangue. Proseguii
in tale modo per quasi tre anni, facendo notevoli progressi. Il mio istruttore,
perciò, si dimostrava molto soddisfatto di me; mentre io cominciavo a coltivare
l'idea di aprire una palestra giù in Calabria. Non mi rendevo conto, però, che
stavo diventando troppo pieno di me stesso. Le mie egocentriche ambizioni
creavano una sorta di invisibile recinto attorno a me, chiudendomi notevolmente
nei rapporti con gli altri. Questo elemento andava ad aggiungersi alla mia
indole, già di per se stessa, piuttosto timida. D’altro
canto, sono stato sempre un tipo sensibile davanti ai colori di un bel tramonto
che, talvolta, mi facevano pensare al Grande Artista che stava nascosto in un
“imprecisato punto dell’universo”. Diverse
volte mi sono soffermato a riflettere, seduto in macchina davanti all’ingresso
di un cimitero, sul significato della morte. Mi chiedevo se quelli “là dentro”
fossero ancora coscienti di ciò che accade in questo mondo. Se così fosse,
immaginavo volessero dirci qualcosa sulla loro condizione e… sulla nostra. Insomma,
non ero affatto indifferente ai problemi di carattere esistenziale; certi
interrogativi me li ponevo, eccome! Ma chi avrebbe potuto dare una risposta
esauriente a questi ancestrali enigmi che hanno forse tormentato gli uomini di
ogni tempo? "Forse
nessuno",
pensavo, "…lasciamo che la vita
faccia il suo corso; è il solo modo per sapere cosa ci ha riservato". III Dopo
circa un anno, da quando mi ero stabilito a Concesio, in periferia di Brescia,
venne ad abitare con me mio fratello Damiano e, qualche mese dopo, anche mio
fratello Rocco. Damiano,
in qualche modo, potevo ancora tenerlo sotto controllo, essendo appena
quindicenne; ma Rocco!?… Come avrei fatto? Conoscevo il suo carattere e già
prevedevo le delusioni e i dispiaceri a cui sarei andato incontro. Ricordo,
infatti, i primi mesi dal suo arrivo: sempre in giro, in lungo e in largo; non
lo si vedeva mai in casa; rientrava quasi sempre a notte inoltrata, o nelle
prime ore del mattino, ubriaco. Sentivo dire, infatti, che faceva a gara, con i
suoi amici “di ronda”, a chi riusciva a bere di più. Tante
volte si era sentito male (fumava tantissimo) vomitando tutto ciò che aveva
trangugiato. Dicevo fra me: “Prima o poi temo che finirà per combinare
qualche sciocchezza”. Non
potevo dirgli niente perché mi trattava da antiquato; come uno, cioè, che su
certe cose la pensa all’antica. Non avrei dovuto avere, secondo lui, tante
inibizioni e approfittare un po’ di
più dei “divertimenti” che la vita offre. Temevo,
fra l’altro, che se si fosse messo in testa di comprarsi la macchina, la
frittata sarebbe stata fatta!… Non
ero per niente tranquillo! IV Dopo
qualche mese notai che era successo qualcosa: mio fratello non era più lo
stesso! Infatti,
non lo vedevo più fumare, né lo
sentivo imprecare; anzi, per casa canticchiava delle strane canzoni nelle quali
veniva spesso pronunciato il nome “Gesù”; eccone una, per esempio: “Se
sei stanco di cercare invano, se sei stanco di vagar così, smetti di sognare,
esci dall’ombra, lascia tutto ai piedi di Gesù”. Era
evidente: stava “lanciandomi” una sorta di messaggio…, messaggio che per
me era ancora oscuro, misterioso… Eppoi,
non lo avevo mai visto leggere un libro. Ora, invece, con mia grande meraviglia,
si era addirittura messo a leggere la Bibbia!… Proprio lui che, per quanto io
possa ricordare, da molti anni ormai, di cose “religiose” non voleva più
sentir parlare. Una
cosa, però, era evidente: mio fratello non era più lo stesso. Era successo
qualcosa che lo aveva letteralmente
trasformato; ma non riuscivo ancora a ben identificare la natura di questo
radicale cambiamento e quale “forza” avesse potuto fare ciò (molti suoi
vecchi amici, tutt'oggi ne parlano, e stanno ancora chiedendosi cosa gli sia
successo). Inizialmente
ero tentato a pensare che fosse uscito “fuor di senno” o che qualcuno gli
avesse fatto un “lavaggio del cervello”. Non potevo, però, dire che la cosa
avesse risvolti negativi per lui, anzi… tutt’altro! La vita, infatti, che
conduceva prima, non era per niente invidiabile… “Magari”, dicevo in me
stesso, “sia qualcosa che duri”. V Questi
avvenimenti, a volte sembrava che mi scuotessero un po’ da una specie di
sonnolenza, inducendomi a riflettere seriamente su alcune realtà per me ancora
"lontane". A volte, invece, ero confuso, non sapevo nemmeno cosa
pensare. Tuttavia,
la mia vita continuava a scorrere tortuosamente fra il “karaté”, la
pittura, la musica e il lavoro. Lavoro che, in quel momento, non era affatto
gratificante (eseguivo, per corrispondenza, delle miniature su vetro). Qualche
volta mio fratello mi invitava, senza assumere (puntualizzo) un atteggiamento
insistente, ad andare con lui agli incontri che si svolgevano nella chiesa
evangelica che aveva iniziato a frequentare; ma io, con una scusa o con l’altra,
non ci andavo mai, convinto che mi sarei annoiato. Non mi andava di sorbirmi
delle prediche e perdere del tempo “prezioso” che, pensavo, avrei potuto
spendere in maniera più utile. In
questo periodo ebbi modo di parlare, a più riprese, con qualcuno dei nuovi
amici di mio fratello. Nei
loro discorsi v’era una tale convinzione intorno alla loro esperienza che io
interpretavo come presunzione da parte loro. Essi affermavano, cioè, di essere
certi di aver incontrato Gesù e di aver realizzato, perciò, la certezza della
salvezza. Era evidente che le loro affermazioni non erano "costruite"
o programmate. Intuivo la realtà di un'esperienza alla quale non avrei saputo
dare una spiegazione "logica" (era nella mia indole cercar di
razionalizzare sempre tutto). L'unica "scappatoia", forse, avrei
potuto chiamarla "autosuggestione" (magari aggiungendoci anche la
parola "collettiva" per rendere la cosa più dotta). Fino
a quel momento, in effetti, ero sempre stato convinto che nessuno può avere la
certezza di essere salvato; che “solo Dio lo sa”. Del resto, così mi era
stato anche insegnato. Devo ammettere, però, che nei loro discorsi non udii mai
frasi di questo genere: "La nostra
religione è quella vera"; "Non c'è salvezza fuori della chiesa
evangelica"; "Noi siamo perfetti"; "Vieni con noi e non
sbaglierai"; eccetera, eccetera… Le
loro argomentazioni erano incentrate sempre e soltanto su Gesù Cristo e sulla
sua meravigliosa opera di salvezza per l'umanità. Perché
non mettevano in risalto se stessi? Perché non parlavano delle loro rinunce,
dei loro sacrifici, delle loro buone azioni, delle loro nuove regole, dei loro
propositi per osservarle, e così via…? E poi, quella loro gioia, quella
spontaneità nel trasmettere ciò che provavano, credo che avesse suscitato in
me un certo “non so che” di invidia, perché io, al contrario, possedevo un
carattere alquanto introverso. Pochissime
volte cedetti all'invito cordiale, sia di mio fratello che di altri evangelici,
a partecipare ai loro culti e incontri che si tenevano in una piccola sala con
una cinquantina di posti a sedere. Non sono mai stato un tipo molto socievole,
io; comunque, la maggior parte di quella gente mi era simpatica. Si…,
simpatizzavo per quella gente; ma io non ero come loro. Di conseguenza,
al loro fianco, mi sentivo un po' "fuori posto". VI In
quei giorni avevo trovato un altro lavoro in una cartiera proprio vicino alla
nostra abitazione. Dovevo presentarmi sul posto una mattina che il ragioniere
della ditta aveva fissato per farmi iniziare. Quando mi presentai nel suo
ufficio, mi fu detto che avrei dovuto attendere ancora due o tre giorni, prima
di poter incominciare a lavorare, a motivo di alcune pratiche che ancora non
erano pronte. Qualche
giorno prima di questo fatto, mio fratello e un suo "fratello", mi
avevano invitato ad andare con loro ad un raduno evangelico che si sarebbe
tenuto nella città di Asti, ma avevo detto loro che non potevo andarci a causa
del nuovo lavoro che dovevo iniziare. "E
se non lavorassi?", mi avevano chiesto. "Certamente
ci verrei", avevo risposto (forse distrattamente). Dovetti
mantenere la mia promessa e, non avendo iniziato il lavoro, come ho già detto,
ero libero e ci andai. Prima
di partire seppi che avevano pregato affinché il Signore facesse in modo che io
potessi andare con loro. E infatti… Ci
recammo ad Asti in autobus. Lungo il viaggio non si fece altro che cantare
allegramente. Insieme
a noi raggiungevano quel luogo molti altri autobus pieni di gente. E pensare che
mi avevano dato ad intendere, parlandone con tono sprezzante, che gli evangelici
erano solo "quattro gatti"!… La
riunione si svolse in un grande locale, un cinema-teatro, affollatissimo. Ricordo
perfettamente il messaggio che un uomo di Dio, in quel giorno, predicò.
Riassumo qui di seguito, per linee generali, l'essenza di quella predicazione
che lasciò un segno indelebile in me: "Durante
i primi tre secoli che seguirono la venuta di Gesù Cristo, i cristiani erano
veri cristiani. Cristo (da cui deriva la parola 'cristiani') era al centro della
loro vita, sull'"Altare (metaforicamente parlando) della Chiesa".
Ovunque ci si sedeva, Lo si poteva vedere benissimo. Ma avvenne che ben presto
Lo spostarono facendolo sedere al primo banco. Purtroppo, con l'andare del
tempo, Lo spostarono ancora, facendolo sedere al secondo banco. Non rimase
nemmeno lì perché, dopo un po', Lo rimossero per metterLo al terzo banco. E
così via… fino all'ultimo banco. Se fosse rimasto lì, qualcuno, almeno,
avrebbe potuto vederLo. Ma adesso non è più nemmeno lì: è fuori della porta,
sbarrata, di quella che comunemente si chiama "chiesa", e sta bussando
fortemente affinché qualcuno Lo faccia entrare!". Solo
in seguito scoprii che nella Bibbia c'è un verso in cui Gesù dice: "Ecco,
io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io
entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me" (Apocalisse 3:20). Stranamente,
percepivo la verità e l'attualità di quel messaggio predicato con piena
convinzione. Quel
giorno, però, il sermone non fu l'unica cosa che mi colpì;
c'era dell'altro… Accennavo,
poc'anzi, al fatto che eravamo in tanti. Quel luogo era affollatissimo. C'erano
credenti evangelici provenienti da tante e diverse comunità, ma tutti avevano
qualcosa in comune fra loro che io non riuscivo a comprendere (e questo
continuava a creare in me un certo senso di disagio, quando ero in mezzo a
loro). Forse
la cosa che risaltava maggiormente era la loro, direi, semplicità. Lo si
intravedeva dagli atteggiamenti che assumevano. Durante i momenti di preghiera,
molti alzavano le mani al cielo esclamando: "Gloria
a Dio!", "Alleleuia!",
"Grazie, Signore!", e
altre frasi di questo genere, in maniera, era evidente, molto spontanea e
intensa. Altri
pronunciavano, a bassa voce, delle parole che non riuscivo a comprendere.
Pensavo si trattasse dei vari dialetti delle zone di provenienza di quella
gente. Mi
fu poi spiegato (avevo chiesto chiarimenti) che si trattava, invece, di una
manifestazione dello Spirito Santo. Durante i culti degli evangelici di fede
pentecostale, queste manifestazioni sono, infatti, frequenti. Intorno
a queste cose lessi, in seguito, nella Bibbia: "
Perché chi parla in altra lingua non parla agli uomini, ma a Dio; poiché
nessuno lo capisce, ma in spirito dice cose misteriose" (1Corinzi
14:2). Anche
nel giorno della Pentecoste, com'è scritto negli Atti degli Apostoli al
capitolo 2, si verificò un fenomeno di questo genere: "Quando
il giorno della Pentecoste giunse, tutti erano insieme nello stesso luogo.
Improvvisamente si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, e
riempí tutta la casa dov'essi erano seduti. Apparvero loro delle lingue come di
fuoco che si dividevano e se ne posò una su ciascuno di loro. Tutti furono
riempiti di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo
Spirito dava loro di esprimersi" (Atti 2:1-4). Non
ero ancora "convertito" (una parola, questa, che non avevo mai ben
pesato), ma quel raduno, son certo, ebbe un'influenza notevole per quel che
sarebbe successo nella mia vita di lì a qualche giorno. VII Il
sabato successivo accettai un altro invito. Questa volta si trattava di un
semplice incontro giovanile nel locale di culto di Verona. Queste riunioni, mi
si era detto, si svolgevano una volta al mese. I giovani della comunità
evangelica di Verona e quelli di Brescia si incontravano per lodare Dio insieme.
Durante questi incontri si cantavano bellissimi canti, accompagnati da una o
più chitarre; si raccontavano le proprie esperienze con Gesù; si leggeva la
Bibbia e la si meditava insieme e si pregava (con preghiere spontanee; non si
recitava). Il tutto in una meravigliosa atmosfera piena di gioia, di pace e,
soprattutto, di semplicità. Percepivo
l'ardente desiderio che quei giovani avevano di comunicare ad altri l'esperienza
della propria conversione. Quasi tutti parlavano di un "incontro personale
con Gesù". Un incontro che li aveva totalmente cambiati. Si parlava,
addirittura, di una "Nuova Nascita". In
effetti, dovevo onestamente ammettere, per me mio fratello era come se fosse
davvero nato di nuovo: non lo si riconosceva più. "E
se tutto quello che costoro dicono fosse vero?", "Se
è veramente Gesù che li ha cambiati, o "salvati", come affermano con
tanta sicurezza?", "Questo
significherebbe che Gesù è una persona reale, viva, e non soltanto un
personaggio del passato o una parola scritta su un libro di teologia". Questi
e altri pensieri mi passavano per la testa.
Così, mentre tutti si inginocchiavano per trascorrere qualche momento in
preghiera, anch'io mi inginocchiai. Il
mio gesto fu forse dettato da una questione di "estetica". Voglio dire
che, essendo le sedie poste tutt'intorno, lungo la parete di quel locale, se io
fossi rimasto seduto avrei "interrotto" quel cerchio. Mentre
ero in ginocchio, presi la decisione di credere! Proprio così!... Credere
veramente, con tutto il cuore. Credere che Gesù era realmente morto sulla croce
per salvare i peccatori, di cui io ne ero un "rappresentante". "Signore,
se tu davvero esisti…",
(nel mio modo di credere c'era anche il dubbio sulla Sua esistenza), "…allora
ti chiedo di entrare nella mia vita, voglio conoscerti anch'io. Se è vero che
sei morto sulla croce per i peccatori, io sono uno di questi; anch'io voglio
sentire la Tua presenza dentro di me!…". Piangevo!…
Volevo "sentire" Gesù entrare nel mio cuore. I minuti passavano, ma
il sottoscritto non sentiva niente di tutto ciò che quei giovani manifestavano. Cosa
c'era che non "funzionava"? Dove stavo sbagliando? Mentre
gli altri si alzavano, io rimasi in ginocchio; continuavo a piangere e a
chiedere a Gesù di entrare in me. "Fratelli",
sentii dire in quel momento, "inginocchiamoci
nuovamente e preghiamo per il nostro amico Franco". Udii
più volte pronunciare il mio nome, durante quei momenti, nelle loro preghiere. Ma
chi ero io per loro perché pregassero con tanto ardore affinché il Signore mi
"salvasse"? La maggior parte di quei giovani era la prima volta che li
vedevo. Però, per me, era un po' come aver a che fare con degli
"sconosciuti" che mi "conoscevano". Sembrava che sapessero
meglio di me stesso qual era la mia realtà interiore, il mio vero bisogno. A
questo punto, che senso avrebbe avuto cercare di continuare a
"nascondersi"? Perché in fondo di questo si trattava; avevo sempre
nascosto, a me stesso e agli altri, per chissà quale ottusa ragione, il vero
bisogno della mia anima: conoscere Dio. Ecco perché, in ultima analisi, non
avevo una pace vera; perché quella, e l'avrei presto scoperto personalmente,
solo Dio poteva darla; Gesù infatti dice: "Vi
lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà. Il vostro cuore
non sia turbato e non si sgomenti" (Giov.14:27). Quella
sera non successe niente di eccezionale; perlomeno così mi era sembrato.
Nessuna particolare emozione mi colse. A tal punto che mi rattristai, pensando
che Dio non avesse ascoltato la mia preghiera. Alla
fine dell'incontro qualcuno di quei giovani mi porse una Bibbia, con tanto di
dediche, rivolgendomi parole d'incoraggiamento e assicurandomi che Dio aveva
udito la mia preghiera; dovevo semplicemente credere che Egli mi aveva
risposto: l'avrei realizzato per esperienza personale; che Dio, cioè, è
vivente e si stava interessando, per farmi del bene, di ogni particolare della
mia vita. VIII Il
giorno successivo avvenne ciò che rivoluzionò tutta la mia vita. Ecco gli
avvenimenti: Nelle
prime ore del pomeriggio uscii, in macchina, per recarmi a S.Vigilio, un paese
limitrofo, dove si era aperta una mostra di pittura alla quale avevo preso
parte. La sala dell'esposizione era ancora chiusa; stavo, quindi, per andarmene
quando, inaspettatamente, qualcuno mi chiamò avvicinandosi. Era
una certa Annamaria, una ragazza del luogo. "C'è
Rosa che vuole parlarti",
mi disse, invitandomi a seguirla fino alla piazzetta accanto. Rosa
era una ragazza siciliana per la quale nutrivo, in quel tempo, un certo
sentimento, nonostante i nostri rapporti, ultimamente, si fossero incrinati
senza alcuna valida ragione. Certamente aveva notato la mia macchina, una
cinquecento blu, parcheggiata là vicino. Appena
le fui di fronte, la prima (e che io ricordi anche l'ultima) cosa che mi disse,
fu: "Allora,
Franco, ti sei convertito?". La
sua espressione, che delineava un ironico sorriso, e il tono con cui fece questa
domanda, mi diede un certo senso di fastidio. Sembrava che
avesse detto: "Non
mi dire che ci sei cascato?!". Rosa
era al corrente del mio avvicinamento agli evangelici e, se ben ricordo, non
nascondeva il suo disappunto. L'idea di un "cambiamento di religione"
(come si suol dire) non l'allettava affatto. È
dal preciso istante in cui lei mi fece quella domanda, che successe qualcosa
dentro di me. Da
un lato era come se volessi darle una secca risposta affermativa, chiedendole di
spiegarmi in che cosa avrebbe consistito, in questo caso, il mio
"delitto". D'altra
parte, invece, qualcosa mi bloccava, perché l'esperienza del giorno precedente
non era stata secondo le mie aspettative; non avevo provato, cioè, alcuna
particolare emozione che mi confermasse di essere "convertito". Improvvisamente,
fui colpito da una scena che si stava svolgendo ad una decina di metri di fronte
a me. Si trattava di una suora, seduta su una panchina, con un grosso e
luccicante crocifisso appeso al collo, e un folto gruppo di bambine che
saltavano e giocavano allegramente tutt'attorno. Sentii
un forte impulso a dirigermi in quella direzione. Non sapevo perché avrei
dovuto farlo, ma dovevo avvicinarmi a quella suora. Mentre
Rosa mi ripeteva la domanda, determinata ad ottenere una risposta chiara da
parte mia, io mi diressi, quasi in maniera automatica, in direzione della suora. Appena
le fui di fronte, con un'insolita naturalezza, le rivolsi gentilmente la parola,
salutandola. Non
mi ero preparato nessun discorso e non avevo niente in mente da dirle; ma
ricordo perfettamente che le domandai: "Scusi,
sorella, ma queste bambine conoscono il Signore Gesù?". Notai
sul suo volto un'espressione un po' fra la meraviglia e l'imbarazzo. Ma non so
chi fosse più meravigliato, se lei o io…; infatti, non mi era mai successa
una cosa del genere; cioè, che parlassi a qualcuno di Gesù e, come se non
bastasse, con una disinvoltura che non era certo da me, visto il carattere
piuttosto introverso che mi ritrovavo… "Certo",
rispose, "fra qualche tempo
faranno la prima comunione; sapesse come sono brave al catechismo!…; la
maggior parte di loro conosce quasi tutto il libretto a memoria…". Caro
amico/a che leggi; non credo sia possibile descrivere quello che stavo provando
in quel momento, mentre lei parlava. So bene che quel che sto per dire farà
esclamare molti che sono un presuntuoso e che il mio non è altro che un
giudizio discriminatorio; ma non per questo sarei giustificato se tacessi. Sapevo
(non chiedermi come) che quella suora non ha mai conosciuto, per esperienza
personale, il Cristo vivente. Quel Gesù che è risuscitato e che è realmente
presente nel cuore di coloro che lo hanno accolto come Salvatore e Signore della
propria vita. Non
vedevo davanti a me una suora, ma semplicemente un'anima bisognosa, un'anima
"a digiuno" delle verità celesti, perché nutrita soltanto di
"regole", di "formule" e di "rituali". Non
vorrei che tu mi fraintendessi; sentivo di amare quella persona che avevo
davanti a me. Nello stesso tempo, intuivo l'infinito amore che Gesù aveva per
lei; un amore che ora mi appariva chiaramente nella sua manifestazione più
grande: la Sua morte sulla croce. Rispondevo
e parlavo con lei con una mitezza e un'autorità che non sapevo da dove
provenisse. Non mi era mai accaduta una cosa del genere! "Sorella",
le continuavo a dire, "quel Gesù
raffigurato su quella croce che lei ha al collo è morto; mentre Gesù, quello
vero, è vivente e vuole entrare nel suo cuore; tenere sul collo quell'oggetto
non serve; Lui vuole avere spazio dentro, nell'intimo del cuore…". Ma
cosa stava accadendo? Perché mi trovavo lì, quel giorno, a parlare di Gesù a
qualcuno che non conoscevo, e parlarne, poi, come se Gesù fosse una
persona che conoscevo, invece, benissimo da molto tempo? Oggi
posso affermare con certezza che lo Spirito di Dio stava operando in me; si
stava manifestando in maniera così tangibile… per cui non avrei potuto mai
più dubitare della realtà della Sua presenza nella mia vita! Se
Egli, infatti, il giorno precedente avesse risposto alla mia preghiera come io
Gli chiedevo e mi avesse fatto "sentire" qualche emozione particolare,
in quell'ambiente così ripieno di gioia, in cui sarebbe stato molto facile
essere coinvolto emotivamente, avrei potuto, un giorno, mettere in dubbio
l'autenticità della mia esperienza (ero molto critico in questo
"settore"), lasciandomi convincere dai miei amici atei (gente, in
genere, che può "provarti" che Dio non c'è) che si è trattato di
semplice "autosuggestione". Fra
l'altro, mentre parlavo, mi rendevo conto dei tentativi di quella suora di
deviare il discorso su altre cose, discostandosi dalla figura di Gesù Cristo.
Il mio spirito, contrariato da questo, sentiva la necessità di riportare,
insistentemente, al centro la persona di Gesù (stavo "verificando"
personalmente la veridicità del messaggio udito pochi giorni prima ad Asti). Come
se non bastasse, si avvicinò intanto una donna di mezza età, completamente
ubriaca, e, rivolgendosi a me, incominciò a darmi degli spintoni (come si fa di
solito fra vecchi amici) e a dire, più o meno, cose di questo genere: "Ah!…
Voi giovani… siete così pieni di vigore…; voi si che potete godervi la
vita! Io non posso più, ormai; sono vecchia…!" "Ma
guarda un po'!",
pensavo, "Da dove salta fuori
questa, proprio adesso?". La
suora, che era sempre rimasta seduta su quella panchina, guardava un po' verso
di me e un po' verso quella donna, assentendo, a volte, alle affermazioni di
quest'ultima. "Azioni
di disturbo" ben congegnate come questa, in seguito, ne sperimentai
tantissime. Nonostante
questa "interferenza", però, continuai irremovibilmente a parlare di
Gesù alla suora che, dopo i primi momenti di sorpresa, sembrava ormai quasi
infastidita, avendo dedotto di aver a che fare con un "protestante". Non
so quanti minuti passarono. Infine, comunque, sentii il bisogno di andar via da
quel posto: dovevo tornare a casa. Il mio "compito" lì era finito. Me
ne andai quasi di corsa. Salii in macchina e mi avviai verso Concesio. Un attimo
dopo, mentre ero alla guida, guardai i miei occhi nello specchietto retrovisore:
erano molto arrossati e stavano lacrimando. Cercavo di asciugare le lacrime, un
po' con una mano e un po' con l'altra, ma il pianto era divenuto inarrestabile… Cosa
mi stava succedendo? Il mio cervello era forse andato in "tilt"?
Niente affatto! Ti
garantisco, amico/a, e lo affermo con assoluta certezza, che Dio stava operando
nella mia vita. Non è possibile descrivere con una fraseologia adeguata certe
esperienze interiori; bisogna provarle in prima persona per comprendere. Posso
senza dubbio certificare che quei sentimenti che stavo nutrendo erano di pace
profonda e di gioia immensa; non
avevo mai provato una cosa del genere prima di allora. Dalla
mia bocca cominciarono a sgorgare parole di ringraziamento a Dio per come si
stava manifestando. Sentivo, infatti, che Egli era lì a fianco a me, che mi
amava, che mi stava ascoltando… Quando
giunsi a casa, mi diressi in fretta al capezzale del mio letto, gettandomi in
ginocchio e abbandonandomi ad un incontenibile pianto di gioia. Non sapevo dire
altro che "Grazie, Gesù! Grazie,
Gesu! Grazie, perché sei entrato nella mia vita!". Mi
accorsi che stavo riempiendo di lacrime un libro aperto che era sul letto: la
Bibbia che mi era stata regalata il giorno precedente a Verona. Prima
di uscire di casa, quel pomeriggio, avevo provato a leggere qualcosa, ma non
riuscivo a capire quasi nulla: quel linguaggio, per me, era pressappoco un
enigma. Con
mia grande meraviglia, scoprii che era successo qualcosa che mi aveva
"aperto la mente". Ricordo, infatti, che i miei occhi si posarono su
alcuni versi che ora "parlavano" a me personalmente. Una nuova e
misteriosa luce irradiava ora quelle pagine. Appresi,
in seguito, che anche questo fenomeno aveva, scritturalmente, una sua
spiegazione: "…le
loro menti furono rese ottuse; infatti, sino al giorno d'oggi, quando leggono
l'antico patto, lo stesso velo rimane, senza essere rimosso, perché è in
Cristo che esso è abolito. Ma fino a oggi, quando si legge Mosè, un velo
rimane steso sul loro cuore; però quando si saranno convertiti al Signore, il
velo sarà rimosso"
(2Cor.3:14-16). L'apostolo
Paolo, qui, sta parlando dei Giudei che, nonostante le leggessero costantemente,
non avevano capito le Sacre Scritture; di conseguenza, non riconobbero, quando
si presentò dinanzi ai loro occhi, il Messia promesso, del quale i profeti
dell'Antico Patto avevano ampiamente parlato, preannunciando la Sua venuta. Sto
pensando, in questo momento, a tutte quelle persone alle quali, da quel giorno,
Iddio mi ha fatto grazia di parlare di Gesù e che mi hanno detto di aver letto
la Bibbia, o una parte di essa, però senza aver compreso o realizzato niente di
particolare… e che perciò hanno rinunciato alla loro ricerca di Dio (se
davvero v'è mai stata). Ora
capisco il significato di quello che è scritto nei seguenti versetti biblici: "Allora
(Gesù) aprì loro la mente per
intendere le Scritture…" (Luca 24:45). "…io
ti mando (alle
nazioni) …per aprire loro gli
occhi, affinché si convertano dalle tenebre alla luce e dal potere di
Satana a Dio, e ricevano, per la fede in me, il perdono dei peccati e la loro
parte di eredità tra i santificati" (è Gesù che parla; Atti 26:18). "Va'
da questo popolo e di': Voi udrete con i vostri orecchi e non comprenderete;
guarderete con i vostri occhi, e non vedrete; perché il cuore di questo
popolo si è fatto insensibile, sono divenuti duri d'orecchi, e hanno chiuso
gli occhi, affinché non vedano con gli occhi e non odano con gli orecchi, non
comprendano con il cuore, non si convertano, e io non li guarisca" (Atti
28:26,27). Il
"segreto" per la comprensione della Parola di Dio e, conseguentemente,
la realizzazione della Nuova Nascita, sta nell'effettiva condizione del cuore. Ormai
non mi meraviglio più quando la gente, con cui mi trovo a parlare
dell'Evangelo, non lo comprende, perché so che la mente è ottenebrata a causa
dell'incredulità. Così è scritto: "Se
il nostro vangelo è ancora velato, è velato per quelli che sono sulla via
della perdizione, per gli increduli, ai quali il dio di questo
mondo (Satana)
ha accecato le menti, affinché non risplenda loro la luce del vangelo della
gloria di Cristo, che è l'immagine di Dio" (2Cor.4:3,4). Da
quel giorno in poi, alla luce del "vangelo della gloria di Cristo",
fui in grado di scorgere, inoltre, i "fili" dell'occulto e astuto
burattinaio di questo mondo. IX Sussultai
appena suonò il campanello di casa. Ero ancora in ginocchio al capezzale del
mio letto. Leggevo la Bibbia, mentre piangevo di gioia; una gioia frammista a
stupore, per tutto quello che stava accadendomi. Balzai
subito in piedi e corsi in bagno a lavarmi la faccia. "Avanti!",
gridai. Entrarono
alcuni miei parenti, cugini e zii, che abitavano a pochi chilometri dal luogo in
cui io risiedevo. Furono le prime persone
alle quali ebbi la gioia di "testimoniare" del mio incontro
personale con Gesù Cristo (dopo quella suora, a cui, più che testimoniare,
avevo esposto la "verità" intorno a Gesù). Ma,
insieme alla gioia, per la prima volta assaporai anche l'amarezza
dell'incomprensione. Ricordo
bene con quale entusiasmo iniziai subito a parlare loro di Gesù. Non
m'importava assolutamente niente di quello che avrebbero potuto pensare di me.
Provavo uno straordinario senso di libertà dal timore dei pregiudizi e giudizi
degli altri. Per me una sola cosa contava: ero cieco ed ora ci vedevo. Così
disse l'uomo a cui Gesù aveva ridato la vista: "…una
cosa so: che ero cieco e ora ci vedo"
(Giov.9:25). Quante
cose avevo ancora da imparare! Pensavo, infatti, che i miei parenti avrebbero
facilmente capito, accettato e realizzato anche loro un'esperienza del genere;
invece… non fui compreso. Ricordo
che, per la gioia, abbracciai mia zia sollevandola da terra, mentre le dicevo
che Gesù era vivente e che io l'avevo incontrato. "Ma
cosa ti è successo? Sei diventato matto?,
mi disse. Ti
lascio immaginare, amico/a, il loro stupore. Erano talmente disorientati che non
sapevano cosa dirmi. Lentamente
cominciò a delinearsi sui loro volti il sospetto; temevano, effettivamente, che
io fossi caduto nel "tranello" dei cosiddetti "vangelisti",
giacché sapevano del mio avvicinamento a loro. Cercavo
di convincerli che il "lavaggio del cervello" non c'entrava affatto in
quel che mi era accaduto (parlerei piuttosto di un "lavaggio" del
cuore); che la religione stessa non c'entrava; ma che si trattava di un reale
incontro con Gesù Cristo che mi aveva cambiato dentro; non ero più la
stessa persona. Un
particolare, veramente degno di attenzione, è che quei miei parenti, che pur
vedevo spesso, ora mi apparivano sotto una luce inspiegabilmente diversa.
Sentivo di amarli di un amore particolare, nuovo, intenso. Non conoscevo ancora
le seguenti parole di Gesù, nella preghiera ch'Egli rivolse al Padre a favore
dei suoi discepoli: "…e
io ho fatto loro conoscere il tuo nome, e lo farò conoscere, affinché l'amore
del quale tu mi hai amato sia in loro, e io in loro" (Giov.17:26). Queste
erano già divenute una verità palpitante, concreta, nella mia vita. Non era
una nuova teologia, questa, ma la semplice realtà di ogni vero cristiano; ce lo
conferma l'apostolo Paolo: "…l'amore
di Dio è stato sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è
stato dato" (Rom.5:5). Continuai
a parlare con loro, quel pomeriggio, cercando di convincerli della realtà della
mia esperienza, ma invano; ogni mia affermazione si scontrava con una qualche
obiezione. È
vero che il mio cammino con Gesù Cristo, appena iniziato, mi avrebbe riservato
grandi benedizioni lungo il percorso, ma è altrettanto vero che avrei imparato
a conoscere quella sofferenza interiore che proviene dall'incomprensione (salvo
qualche eccezione) e dal rifiuto del messaggio evangelico da parte non solo di
coloro che mi sono cari e più vicini, ma della gente in genere. Questo,
però, non ha mai costituito un freno alla mia testimonianza personale; anzi,
per grazia di Dio, ha contribuito a far crescere in me un impulso, che si
rinnova di giorno in giorno, a parlare del mio Salvatore Gesù Cristo. Praticamente,
è il Suo amore, l'amore che essi hanno conosciuto personalmente, che
"costringe" i credenti in Cristo a testimoniare di Lui al mondo
circostante. Essi vedono attorno a loro l'urgente bisogno che c'è di
questa conoscenza, perché … "questa
è la vita eterna: che conoscano Te, il solo vero Dio, e Colui che tu hai
mandato, Gesú Cristo" (Giov.17:3). La
sera di quello stesso giorno, rientrando, trovai mio fratello Rocco a letto, con
la Bibbia fra le mani, che leggeva. Appena mi vide entrare si accorse (non so
come) che mi era capitato qualcosa. "Cos'è
successo?",
mi chiese. "Gesù
mi ha risposto!",
dissi, "Ha salvato anche me!". Mio
fratello, chiudendo gli occhi e alzando la mano in cui teneva la sua Bibbia,
incominciò ad esclamare: "Gloria
a Dio! Grazie, Gesù!" Fu
una serata memorabile. Lodammo e ringraziammo il Signore insieme fino a notte
inoltrata. Oltre
che gioia su nel cielo, per un peccatore che si era ravveduto (Luca 15:7),
quella notte un'altra festa (che non consiste in luci e fuochi artificiali) si
stava "celebrando dentro", in quella stanza, e illuminava l'anima di
due fratelli che, nell'arco di pochi mesi, avevano trovato, entrambi, la vera
Luce: Gesù Cristo. X In
quel periodo stavo ancora frequentando la palestra con una passione che non si
era per niente affievolita. Nella
settimana successiva agli avvenimenti che ho appena descritto, affiorò una
domanda nella mia mente: Il Signore è d'accordo che io continui a praticare
questo "sport"? (L'ho messo tra virgolette perché credo che le arti
marziali, come anche la box, non si possano considerare allo stesso livello del
vero sport). Se
così non fosse stato, mi chiedevo come avrei fatto ad abbandonarlo, visto che
v'erano nascoste molte mie ambizioni. Mi
rivolsi al Signore in questi termini: "Gesù,
tu sai quanto sono legato a questo sport; tu sai che ormai mi è entrato
letteralmente nel sangue. Se è nella tua volontà che io smetta, per
dedicare più tempo a te, allora sovvieni alla mia incapacità a
rinunciarvi e intervieni come tu credi opportuno. Ti ringrazio perché so che lo
farai". Ecco
ciò che avvenne nel giro di qualche giorno: Durante la lezione successiva, in
palestra, per la prima volta dopo due anni e mezzo, provavo uno strano senso di
nausea. Mi sembrava quasi di essere sottoposto ad una tortura fisica; mi
stancavo terribilmente, come non mi era mai successo, grondando sudore a più
non posso. E dire che di solito, alla fine delle lezioni, facevo ancora i salti
mortali! Nonostante
tutto, non volevo arrendermi all'evidenza, pensavo fosse un caso; strano, si, ma
pur sempre un semplice caso. Durante
la lezione che seguì si verificò la stessa cosa; ma a questa si aggiunse un
altro particolare: il mio maestro aveva ricevuto un colpo al "pomo di
Adamo" durante un allenamento precedente con un allievo; riusciva a parlare
con appena un fil di voce. Ci raccontò della sua immediata corsa all'Ospedale,
tutto spaventato perché rimasto senza voce, e di come i medici gli dissero di
averla scampata veramente per miracolo. A
questo punto cominciai un po' a riflettere; ma non mi arresi ancora all'evidenza
dei fatti. Mi
recai, così, a quella che sarebbe stata l'ultima lezione di karaté della mia
"carriera". Alla
fine di questa, mi cambiai in fretta e furia per arrivare in tempo ad un
importante appuntamento con alcuni membri di un'associazione culturale, di cui
facevo parte (ricordo con simpatia il nome del presidente, don Gianni Mondini,
un sacerdote che aveva molta stima di me e apprezzava la mia pittura); si
sarebbe dovuto stabilire, infatti, la data e le modalità di una mia esposizione
di quadri. Quando
arrivai ad un incrocio, il colore rosso di un semaforo mi costrinse ad una
pausa. Giunse
il minuto decisivo che cambiò la "direzione" della mia vita. Ci fu un
breve ma intenso conflitto dentro di me; due "voci" opposte; una che
mi diceva di non mancare all'appuntamento che avevo a S.Vigilio, anzi, che avrei
dovuto accelerare, altrimenti sarei arrivato in ritardo, perdendo così
un'ottima occasione d'inserirmi nel campo artistico. L'altra
"voce" mi suggeriva un altro genere d'incontro che si stava svolgendo,
in quel momento, in un piccolo locale di via del Sebino, una traversa di via
Milano, diritta davanti a me… "Basta!",
dissi a me stesso, "Ho capito
quello che devo fare!". In
quell'istante il semaforo divenne verde e, invece di svoltare a destra,
proseguii diritto per recarmi al locale di culto. Era una sera in cui il gruppo
giovanile della chiesa evangelica era riunito per lo studio biblico settimanale.
Ti lascio immaginare, amico/a, la gioia di quei giovani quando raccontai loro
come il Signore mi aveva fatto capire chiaramente la sua volontà, in quei
giorni e in quella sera, mostrandomi la via da seguire. Nella
vita di ogni uomo esiste un "incrocio" con un "semaforo" che
invita a fermarsi un momento per decidere sulla direzione da prendere. Il
profeta Isaia dice: "Quando
andrete a destra o quando andrete a sinistra, le tue orecchie udranno dietro a
te una voce che dirà: "Questa è la via; camminate per essa!"" (Is.30:21). Sembrava
per me una decisione molto ardua, perché Satana ingrandiva enormemente, ai miei
occhi, le rinunce che avrei affrontato, i problemi a cui sarei andato incontro
se avessi deciso di frequentare gli evangelici: "Con
quale coraggio",
mi sussurrava, "ti presenterai
davanti ai tuoi amici e ai tuoi parenti, dicendo: Ho cambiato religione…"? "E
poi",
continuava, "non potrai più fare
questo, non potrai più fare quest'altro…". Per
non dire delle sollecitazioni dell'orgoglio, mettendo in risalto le delusioni
che avrebbero ricevuto coloro che avevano riposto fiducia nel mio talento
artistico, gli onori e gli applausi di cui mi sarei privato in questo mondo,
ecc. ecc. Ma
ormai avevo conosciuto Gesù e realizzato la Sua pace, quella pace che "supera
ogni intelligenza" (Fil. 4:7), e che il mondo non potrà mai dare: "Vi
lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà. Il vostro
cuore non sia turbato e non si sgomenti" (Giov.14:27). XI È
vero, come ho detto all'inizio di questa mia testimonianza, che alcuni ricordi
non potranno mai essere cancellati dalla memoria. Il
guaio di molte persone, però, è che vivono "in funzione" dei bei
ricordi, coltivando, nel contempo, il nostalgico desiderio di rivivere
determinati momenti del passato, pur continuando a "vegetare", nel
presente, in un terreno arido e sterile. Non
è così per chi ha fatto l'esperienza della Nuova Nascita. D'altronde, è
naturale: la nascita è preludio alla vita; la Nuova Nascita è preludio alla
Nuova Vita. Le
due realtà sono assolutamente inseparabili; alla stessa maniera in cui è
inseparabile il rapporto effetto-causa. Chi
crederebbe alle mie parole se affermassi, magari con tanto di convinzione, di
essere discepolo di Gesù Cristo, pur vivendo una vita in netto contrasto con
quella del Maestro? Negli
Atti degli Apostoli ci viene detto che: "Essi,
vista la franchezza di Pietro e di Giovanni, si meravigliavano, avendo capito
che erano popolani senza istruzione; riconoscevano che erano stati con Gesú…"
(Atti
4:13). Anche
oggi è così. I veri discepoli, quelli, cioè, che sono nati di nuovo, si
riconoscono perché vivono una vita nuova, conforme agli insegnamenti di Gesù
Cristo, nella potenza dello Spirito Santo. Una vita non compatibile con
l'andazzo di questo mondo. Ecco
cosa è scritto dei nati di nuovo: "Dio
ha vivificato anche voi, voi che eravate morti nelle vostre colpe e nei vostri
peccati, ai quali un tempo vi abbandonaste seguendo l'andazzo di questo mondo,
seguendo il principe della potenza dell'aria, di quello spirito che opera oggi
negli uomini ribelli. Nel numero dei quali anche noi tutti vivevamo un tempo,
secondo i desideri della nostra carne, ubbidendo alle voglie della carne e dei
nostri pensieri; ed eravamo per natura figli d'ira, come gli altri. Ma Dio, che
è ricco in misericordia, per il grande amore con cui ci ha amati, anche quando
eravamo morti nei peccati, ci ha vivificati con Cristo (è per grazia che siete
stati salvati), e ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere nel
cielo in Cristo Gesú" (Ef.
2:1-6). Uno
dei primi effetti pratici della nuova nascita è la riconciliazione e il
mettersi "in regola" col prossimo, chiunque esso sia. Ne
feci l'esperienza personale a cominciare
dai primi giorni della mia conversione. Avevo
fatto il cameriere nella pizzeria sotto casa. Il gestore del locale aveva
l'abitudine, quando faceva il conto ai clienti, di "arrotondare" la
cifra per eccesso, eliminando il "fastidio" degli spiccioli da
restituire. Così facendo mi sottraeva, in effetti, una buona parte delle mance. Decisi,
a lungo andare, di rendergli la pariglia: una sera non gli consegnai il denaro
del conto di due clienti. Nessuno
si era accorto di niente. Avrei potuto benissimo "dimenticare"
l'episodio e continuare tranquillamente il mio cammino; ma questo modo di fare
non sarebbe più stato compatibile, né possibile nella mia nuova vita. Non
perché qualcuno mi obbligasse a mettere in pratica delle nuove regole di una
nuova religione, no! La
Legge di Dio, ormai, era stata "scolpita" dentro il mio cuore. È
scritto: "Questo
è il patto che farò con loro dopo quei giorni, dice il Signore, metterò le
mie leggi nei loro cuori e le scriverò nelle loro menti"
(Ebr. 10:16). Lo
Spirito Santo mi ricordò, ad un certo punto, quella meschina azione che avevo
commesso, "invitandomi" a rimediare. Quando
scesi in pizzeria a restituire il denaro, spiegai, al gestore e alla sua
famiglia, il perché di quella mia decisione. Sapevano già che avevo
"cambiato religione" (così dicevano); era necessario, ora, che
sapessero che si trattava, in realtà, di un cambiamento del cuore, conseguenza
di un reale incontro con Gesù Cristo. Visibilmente
sorpresi, rimasero letteralmente senza parole. Balbettarono soltanto qualche "grazie",
dopo essersi ripresi i soldi. Questo
è solo un piccolo, banale, se vuoi,, esempio dell'aspetto pratico di una vera
conversione. Si
può anche affermare di credere in Dio e, contemporaneamente, vivere una
vita in netto contrasto con gli insegnamenti dell'Evangelo, ma quella non è
fede: "Tu
credi che c'è un solo Dio, e fai bene; anche i demòni lo credono e
tremano"
(Giac.2:19). Eppure,
molti continuano ad illudersi di poter "offrire a Dio la loro offerta"
senza andare prima a riconciliarsi col proprio fratello. Apprendiamo
da Gesù: "Se
dunque tu stai per offrire la tua offerta sull'altare e lí ti ricordi che tuo
fratello ha qualcosa contro di te, lascia lì la tua offerta davanti all'altare,
e va' prima a riconciliarti con tuo fratello; poi vieni a offrire la tua
offerta"
(Matt.5:23,24). In
fin dei conti, voglio dire che la vita nuova in Cristo produce degli evidenti
frutti, quando essa è veramente tale; quando, cioè, essere cristiani non è il
risultato della "buona volontà" o degli sforzi umani, ma l'essere in
Cristo: "Se
dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono
passate: ecco, sono diventate nuove"
(2Cor.5:17). Quando
si è in Cristo, si è figli di Dio; quando si è figli di Dio si è
guidati dallo Spirito di Dio: "…infatti
tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, sono figli di Dio" (Rom.8:14). Il
resto vien da sé. Essendo guidati dallo Spirito di Dio, si manifestano dei
frutti, o meglio, "il frutto" dello Spirito; ma a tale proposito,
amico/a, ti invito a meditare su questi pochi versi biblici: "Io
dico: camminate secondo lo Spirito e non adempirete affatto i desideri della
carne. Perché la carne ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha
desideri contrari alla carne; sono cose opposte tra di loro; in modo che non
potete fare quello che vorreste. Ma se siete guidati dallo Spirito, non siete
sotto la legge. Ora
le opere della carne sono manifeste, e sono: fornicazione, impurità,
dissolutezza, idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia, ire,
contese, divisioni, sètte, invidie, ubriachezze, orge e altre simili cose;
circa le quali, come vi ho già detto, vi preavviso: chi fa tali cose non
erediterà il regno di Dio. Il
frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza,
bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo; contro queste cose non c'è
legge. Quelli
che sono di Cristo hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi
desideri. Se
viviamo dello Spirito, camminiamo anche guidati dallo Spirito" (Gal.5:16-25). Non
si può non essere in armonia col prossimo quando si lascia "produrre il
Suo frutto" allo Spirito di Dio. Naturalmente,
il presupposto indispensabile, su cui si realizza questo
"prodotto", è la Nuova Nascita. XII L'impatto
con un mondo ostile costituisce, nelle mani di Dio, uno strumento di prova, una
specie di setaccio che permette di verificare la genuinità della fede e,
quindi, della Nuova Nascita. La
fede è preziosa agli occhi di Dio; per questa ragione è necessario che sia
"purificata": "Perciò
voi esultate anche se ora, per breve tempo, è necessario che siate afflitti da
svariate prove, affinché la vostra fede, che viene messa alla prova, che è ben
più preziosa dell'oro che perisce, e tuttavia è provato con il fuoco, sia
motivo di lode, di gloria e di onore al momento della manifestazione di Gesù
Cristo" (1Pie.1:6,7). è
lo
stesso apostolo Pietro che dice, ai credenti di ogni epoca, di non meravigliarsi
per le prove che sopraggiungono: "Carissimi,
non vi stupite per l'incendio che divampa in mezzo a voi per provarvi, come se
vi accadesse qualcosa di strano. Anzi, rallegratevi in quanto partecipate alle
sofferenze di Cristo, perché anche al momento della rivelazione della sua
gloria possiate rallegrarvi ed esultare. Se siete insultati per il nome di
Cristo, beati voi! Perché lo Spirito di gloria, lo Spirito di Dio, riposa su di
voi" (1Pie.4:12-14). Questi
insegnamenti biblici, in quei primi giorni, non li conoscevo ancora nella
teoria, ma ne stavo facendo l'esperienza personale pratica. Da
un lato mi scontravo con i tentativi di dissuasione a continuare a camminare per
questa Via, da parte di un mondo avvezzo a procedere per quella strada spaziosa
che conduce alla perdizione (confr. Matt.7:13). Dall'altro lato, però, avevo la
certezza, come abbiamo appena letto, che lo Spirito di Dio "riposava"
su di me. Uno
degli episodi che mi rattristò maggiormente, in quei giorni, fu il sentirmi
dire, per iscritto, che avevo tradito la mia religione, la Chiesa e il Papa. In
realtà, amico/a, come avrai capito, non mi sono mai passati pensieri di
tradimento per la testa; tutt'altro!… Posso
comprendere lo zelo delle persone che affermano una cosa del genere; uno zelo
per le proprie tradizioni religiose; ma non posso approvare l'atteggiarsi a
giudice dei sentimenti altrui sulla semplice base di una convinzione personale. Dio
solo conosce realmente il nostro cuore ed è in grado di giudicarlo
perfettamente: "Il
cuore è ingannevole piú di ogni altra cosa, e insanabilmente maligno; chi
potrà conoscerlo? Io, il SIGNORE, che investigo il cuore, che metto alla prova
le reni, per retribuire ciascuno secondo le sue vie, secondo il frutto delle sue
azioni"
(Ger.17:9,10). L'apostolo
Paolo, riferendosi ai suoi connazionali, dice di loro: "…il
desiderio del mio cuore e la mia preghiera a Dio per loro è che siano salvati.
Io rendo loro testimonianza infatti che hanno zelo per Dio, ma zelo senza
conoscenza"
(Rom.10:1,2). Questa
era stata la sua stessa esperienza: "…e
mi distinguevo nel giudaismo piú di molti coetanei tra i miei connazionali,
perché ero estremamente zelante nelle tradizioni dei miei padri (Gal.1:14). "…
prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento; ma misericordia mi è
stata usata, perché agivo per ignoranza nella mia incredulità"
(1Tim.1:13). I
credenti possono additare l'operato degli altri e, se è il caso (cioè, se v'è
il male), condannarlo, non in virtù di una convinzione personale intorno a ciò
che è giusto o sbagliato, ma perché hanno nelle mani la
"conoscenza", l'autorevole Parola di Dio; l'unica regola di fede e di
condotta cristiana. Giovanni
Battista apostrofava pubblicamente Erode per la sua condotta immorale: Giovanni
infatti gli diceva: "Non ti è lecito tenere la moglie di tuo
fratello!"
(Mar.6:18). Erode
stava vivendo in netto contrasto con le "regole" stabilite da Dio,
poiché v'era (e c'è ancora) un comandamento che dice: "Non
commettere adulterio"
(Es.20:14). I
credenti in Cristo sono esortati a denunciare il peccato: "Non
partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; piuttosto denunciatele"
(Ef.5:11). Non
si tratta, quindi, e spero che sia chiaro, di un arbitrario giudizio fondato
sulle deboli basi dei "secondo me", ovvero delle opinioni personali di
chicchessia. La
persona in questione, che mi ha dato, cioè, del "traditore", è una
mia affezionatissima zia che ha scelto una vita da suora di clausura. è
evidente che si ha a che fare, in questo caso, con una persona molto zelante di
Dio, ma non posso nascondere, e non l'ho fatto nemmeno con lei, che una scelta
del genere non rispecchia la "conoscenza", cioè l'insegnamento
evangelico; la vita cristiana dev'essere vissuta in mezzo alla gente: "Voi
siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può rimanere
nascosta, e non si accende una lampada per metterla sotto un recipiente; anzi la
si mette sul candeliere ed essa fa luce a tutti quelli che sono in casa. Cosí
risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre
buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli" (Matt.5:14-16). Nei
nostri rapporti di corrispondenza, mia zia ebbe modo di scoprire che la mia non
era stata una "sbandata". Infatti, non mi rivolse più appellativi
così "duri"; direi, anzi, che si andò instaurando un certo dialogo
fra noi. La sua stessa madre superiora, dopo aver ascoltato la mia
testimonianza, mi disse, una volta: "Prega
per noi, Franco, mi raccomando!". Si,
generalmente l'impatto del neo-convertito con lo spirito di questo mondo lo
sorprende, perché non conosce le astuzie di Satana, il quale sa, invece, che
mentre le radici non sono ancora profonde è facile "sradicare
l'alberello"; perciò le studia tutte quando il nuovo arrivato è ancora un
"fanciullo spirituale". I
suoi tentativi di allontanarmi da Gesù Cristo, nel primo periodo della mia
esperienza cristiana, sono stati molteplici e molto fantasiosi; se sono rimasto
"in piedi" è soltanto per la grazia di Dio. Posso
dire, insieme al salmista: "Ma
quanto a me, il mio bene è stare unito a Dio; io ho fatto del Signore, di Dio,
il mio rifugio, per raccontare, o Dio, tutte le opere tue". (Sal.73:28). XIII Caro
amico/a, gli anni sono passati; le circostanze si sono susseguite. Nel frattempo
sono rientrato al mio paese di origine: Mongiana. Il
mio rientro non è dipeso dalla mancanza di lavoro a Brescia o perché ci fosse
qualche problema particolare. La mia decisione fu presa come conseguenza di un
forte richiamo interiore. Ero certo che Dio mi volesse e mi stesse chiamando
qui, dove tutt'ora mi trovo. Avevo,
infatti, un enorme desiderio di far partecipi i miei parenti, i miei paesani e i
miei vecchi amici, della mia nuova ed esaltante eperienza. Costituiva
per me un peso enorme sapere che tanta gente stava brancolando nel buio
spirituale (esagerato!… esclamerà qualcuno). Dovevo venirmene e dare
il mio piccolo contributo per diffondere un po' di luce affinché la gente
vedesse l'unica vera Via che l'Evangelo ci addita: Gesù Cristo. "Gesú
gli disse: "Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se
non per mezzo di me"
(Giov.14:6). E
mentre tanti continuavano ad emigrare dal sud per mancanza di lavoro,
qualcun altro (il sottoscritto), paradossalmente, ritornava
al sud nonostante avesse un lavoro sicuro e, indubbiamente, una
certa garanzia per un confortevole futuro (inoltre, mi ero ambientato molto bene
in mezzo ai miei nuovi amici e fratelli evangelici). La
contraddizione, però, era soltanto apparente; in realtà il problema per me non
esisteva: potevo contare sulla promessa di Uno che non mente mai: "Non
siate dunque in ansia, dicendo: Che mangeremo? Che berremo? Di che ci vestiremo?
Perché sono i pagani che ricercano tutte queste cose; ma il Padre vostro
celeste sa che avete bisogno di tutte queste cose. Cercate prima il regno e la
giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in piú" (Matt.6:31-33). Dio
è fedele. Se gli uomini riponessero completamente la propria fiducia in Lui,
tante cose potrebbero cambiare, non solo spiritualmente e moralmente, ma anche a
livello sociale; ne sono pienamente convinto. Ma
la realtà con la quale mi venni, per così dire, a "scontrare", fu
sconcertante. Era
trascorso un anno e mezzo dalla mia conversione. Ormai, al nord, mi ero abituato
a vivere accanto a gente manifestamente incredula, apatica, indifferente
all'annuncio dell'Evangelo ed anche a gente che esternava simpatia nei confronti
degli evangelici. Notai
subito che una particolare differenza caratterizza il meridionale (ovviamente ci
sono le eccezioni), il quale possiede un carattere più emotivo,
sentimentalmente molto "trascinabile". Da questa sua peculiarità,
nelle varie circostanze della vita, scaturiscono reazioni e comportamenti
molteplici e variegati. Ciò si ripercuote, sotto certi aspetti, anche in campo
"religioso". A
volte, raccontando la mia esperienza di conversione e Nuova Nascita, vedo gente
pendere dalle mie labbra, commuoversi, esclamare: "Beato te!", come se
questa "fortuna" fosse riservata solo a pochi, scelti da un Dio che fa
arbitrarie discriminazioni in mezzo agli uomini. Oppure, come se "queste
cose" appartenessero solamente a quei pochi privilegiati aventi meriti
sufficienti per realizzarle (poveri noi se fosse
così). Altre
volte, riscontro un discreto coinvolgimento emotivo che, però, è solo tale. Si
verifica, perciò, quello che è scritto: "Quello
che ha ricevuto il seme in luoghi rocciosi, è colui che ode la parola e subito
la riceve con gioia, però non ha radice in sé ed è di corta durata; e
quando giunge la tribolazione o persecuzione a motivo della parola, è subito
sviato" (Matt.13:20,21). Da
queste parti, sono poche le persone che manifestano un completo disinteresse per
la religione. Tutti, grandi e piccoli, in un modo o nell'altro, ne sono
coinvolti. Purtroppo
(mi dispiace dirlo), nella stragrande maggioranza dei casi, si tratta solo di
mera religione, un insieme, cioè, di rituali e di regole da praticare e da
osservare. Le moltitudini, assuefatte ormai da una religione prevalentemente
scenografica, sembrano non riuscire più a "rientrare in sé" per
analizzarsi e porsi in relazione a Dio ed alla Sua Parola ispirata. Di
conseguenza, malgrado le buone intenzioni di molti, ciò che in realtà prende
piede è la superstizione. In effetti, cos'altro ci si può aspettare quando si
arriva al punto di affermare (l'ho sentito in TV da un alto dignitario
ecclesiastico) che "la fede è fatta di simboli e gesti che evocano dei
valori"?! Mi
chiedo:"Dov'è scritto questo nella Parola di Dio?". Non
bisogna assolutamente meravigliarsi, perciò, se si continua ad assistere ad un
allontanamento dalla vera e semplice fede nell'Evangelo di Gesù Cristo e ci si
"rifugia" in "atti di culto esteriori" (farsi dei segni di
croce o recitare giaculatorie passando davanti ad una chiesa, una statua o un
cimitero, baciare delle immagini, accendere dei lumini votivi, ecc.ecc.); tutte
cose, queste, che sconfinano, ripeto, in un'appariscente forma di paganesimo
superstizioso, seppur dalle sembianze "cristianeggianti". Si
realizza, in questo modo, ciò che dice l'apostolo Paolo a proposito della
condizione spirituale e morale degli ultimi tempi: "…aventi
l'apparenza della pietà, mentre ne hanno rinnegato la potenza" (2Tim.3:5). Qual
è, allora, la definizione biblica di fede? Eccola: "Or
la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si
vedono" (Ebr.11:1). Ho
definito "sconcertante" questa situazione, non solo per questa forma
di grossolano paganesimo, ma anche per la diffusa contraddizione
comportamentale, in seno all'incoerenza dottrinale, per la quale non si avverte
alcun senso di imbarazzo. Si "zoppica dai due lati" (confr.1Re 18:21).
Per cui, quando è così, mi sembra evidente che non si crede davvero in ciò
che si dice di credere. La fede è "certezza" del cuore, e se
v'è certezza v'è anche la "dimostrazione", con la propria
vita, delle realtà in cui si afferma di credere; le due cose sono assolutamente
inseparabili. Non
ritengo sia il caso di illustrare nei particolari ciò che sto dicendo. Ognuno
analizzi se stesso (fra coloro che dicono di credere) e giudichi onestamente se
v'è un reale rapporto personale con Gesù Cristo; se la propria vita di
cristiano (discepolo di Cristo) è il riflesso di quella del Maestro, il quale
dice: "Un
discepolo non è piú grande del maestro; ma ogni discepolo ben preparato sarà come
il suo maestro"
(Luca 6:40). Caro
amico/a, se questo discorso ti dovesse mettere in crisi, sappi che non me ne
dispiacerebbe, anzi, ne sarei contento. No, non è sadismo, questo; la vera
conversione è sempre preceduta, come ho accennato altrove, da un conflitto
interiore. La Nuova Nascita non è il risultato dell'adesione ad un credo
religioso, ma il frutto di un sincero ravvedimento e di una reale fede
nella persona di Gesù Cristo. XIV Credo,
in fondo, di non aver detto niente di nuovo: i libri che raccontano esperienze
di conversione a Gesù Cristo sono tanti. La mia è simile a quella di milioni
di cristiani, nati di nuovo, in tutto il mondo. Soprattutto,
so di non aver detto niente di estraneo all'insegnamento evangelico (la
necessità di una rigenerazione spirituale, o Nuova Nascita, ai fini della
salvezza, è da tempi remoti che è insegnata nella Bibbia); questo è
importante! E
se vogliamo parlare di confronti da fare, nel contesto di una critica
costruttiva, l'unico valido, in questo senso, è l'esperienza personale in
rapporto solo all'Evangelo. Poiché si fanno libri in gran quantità; libri che
raccontano, si, le esperienze umane, ma non offrono alcuna certezza di verità,
perché sulla scena continua a rimanere debole protagonista la presunzione di
quello stesso uomo che sin dal principio ha dato ascolto alle visioni del
proprio cuore, piuttosto che alla Parola di Dio: "Cosí
parla il SIGNORE degli eserciti: "Non ascoltate le parole dei profeti che
vi profetizzano; essi vi nutrono di cose vane; vi espongono le visioni del
proprio cuore, e non ciò che
proviene dalla bocca del SIGNORE" (Ger.23:16). In
un mondo in cui ormai non esistono più "punti fermi" perché
"tutto è relativo"; perché ogni argomentazione ha la sua validità
(in una società dalle tendenze fortemente sincretiste nella quale noi oggi
viviamo), l'uomo ha perso il senso della sicurezza e della stabilità. è
per questa ragione che il suo cuore, come le onde del mare, è continuamente
agitato, non ha pace: "Non
c'è pace per gli empi", dice il mio Dio" (Isaia
57:21). Per
fare questa diagnosi non è necessario un esperto: radio, televisione, giornali,
ci presentano costantemente i tanti sintomi di un'umanità gravemente ammalata. Come
fu per l'antico popolo d'Israele, così è per il nostro mondo moderno: "Udite,
o cieli! E tu, terra, presta orecchio! Poiché il SIGNORE parla: "Ho
nutrito dei figli e li ho allevati, ma essi si sono ribellati a me. Il bue
conosce il suo possessore, e l'asino la greppia del suo padrone, ma Israele non
ha conoscenza, il mio popolo non ha discernimento". Guai alla
nazione peccatrice, popolo carico d' iniquità, razza di malvagi, figli
corrotti! Hanno abbandonato il SIGNORE, hanno disprezzato il Santo d'Israele,
hanno voltato le spalle e si sono allontanati. Per quale ragione colpirvi
ancora? Aggiungereste altre rivolte. Tutto il capo è malato, tutto il cuore è
languente. Dalla pianta del piede fino alla testa non c'è nulla di sano in
esso: non ci sono che ferite, contusioni, piaghe aperte, che non sono state
ripulite, né fasciate, né lenite con olio" (Isaia
1:2-6). Sembra
incredibile che in una società come la
nostra, in cui la conoscenza è una bandiera tenuta ben alta, ci sia ancora
spazio per un'ignoranza e una mancanza di discernimento dalle conseguenze così
deleterie; eppure è così!…: le "ferite", le
"contusioni", le "piaghe aperte", "non sono state
ripulite, né fasciate, né lenite con olio". L'uomo, infatti, continua a
dibattersi in mezzo a problemi perenni, umanamente insolubili; facci caso: i
telegiornali di oggi sono sostanzialmente identici a quelli di trent'anni fa. Ma
la contraddizione in realtà non esiste, perché la vera conoscenza, ovvero
scienza, non ha niente a che spartire con la sapienza di questo mondo; la vera
conoscenza poggia su basi completamente diverse da quelle costruite da un mondo "senza
Dio e senza speranza" (Ef.2:12): "Il
timore del SIGNORE è il principio della scienza (o
conoscenza)" (Prov.1:7). Ribadisco,
allora, che il "punto fermo" continua ad essere (ha attraversato i
secoli), l'Evangelo di Gesù Cristo, "la
Parola vivente e permanente di Dio" (1Pie.1:23). Non
per nulla Gesù continua a dire: "Perciò
chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica sarà paragonato a un
uomo avveduto che ha costruito la sua casa sopra la roccia. La pioggia è
caduta, sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno investito quella
casa; ma essa non è caduta, perché era fondata sulla roccia. E
chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica sarà paragonato a
un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. La pioggia è caduta,
sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno fatto impeto contro
quella casa, ed essa è caduta e la sua rovina è stata grande"
(Matt.7:24-27). Purtroppo,
quante "case" stanno continuando a crollare!… E la ragione è sempre
la stessa: non si vuol dare ascolto e mettere in pratica le parole di Gesù
Cristo! Caro
amico/a. Solo Dio conosce qual è il tuo vero bene. La tua mente, ottenebrata
dal peccato, non è in grado di riconoscerlo e, di conseguenza, continui a
"costruire sulla sabbia"; cioè, sui tuoi pensieri o sulla tua
"religione" (che tu ritieni essere sicura come la "roccia"). "Dio
dunque, passando sopra i tempi dell'ignoranza, ora comanda agli uomini che
tutti, in ogni luogo, si ravvedano, perché ha fissato un giorno, nel quale
giudicherà il mondo con giustizia per mezzo dell'uomo ch'egli ha stabilito, e
ne ha dato sicura prova a tutti, risuscitandolo dai morti"
(Atti 17:30,31). Fino
a quando la vera natura di Dio, il Suo piano di salvezza e il Suo amore, non
furono rivelati in Cristo, gli uomini vivevano nell'ignoranza, cioè
senza conoscenza di Dio. Ma ora, con la proclamazione dell'Evangelo, quel tempo
è finito: nessuno può trincerarsi più dietro la propria ignoranza. Dio,
in passato, fu disposto, a
"passar sopra" a quell'ignoranza, ma ora non lo è più e chiede agli
uomini che tutti, in ogni luogo, si ravvedano dei propri peccati. "Ravvedetevi
dunque e convertitevi, perché i vostri peccati siano cancellati" (Atti
3:19). Ecco
il presupposto indispensabile sul quale puoi realizzare la Nuova Nascita: il
ravvedimento; cioè un "cambiamento di mentalità", un sincero
pentimento e proposito di abbandonare il peccato. "Ravvedetevi
e credete al vangelo" (Mar.1:15). Credi
in Gesù Cristo; abbi, cioè, fiducia in Lui, nelle Sue promesse. Non dubitare
di nessuna Sua parola. Sopra
ogni cosa, credi che la tua salvezza è già stata acquistata per te alla
croce: "…sapendo
che non con cose corruttibili, con argento o con oro, siete stati riscattati dal
vano modo di vivere tramandatovi dai padri, ma col prezioso sangue di Cristo,
come d'agnello senza difetto né macchia, ben preordinato prima della fondazione
del mondo, ma manifestato negli ultimi tempi per voi, i quali per mezzo di lui
credete in Dio che l'ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, onde la
vostra fede e la vostra speranza fossero in Dio" (1Pietro1:18-21). A
questo punto, se tu sei una "pecora" del Buon Pastore, continua ad
ascoltare la Sua voce, leggendo quotidianamente… "
…le Sacre Scritture, le quali possono darti la sapienza che conduce alla
salvezza mediante la fede in Cristo Gesú" (2Tim.3:15). Ascoltando
la Sua voce, naturalmente, Lo seguirai, perché… "…le
mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono; e io
do loro la vita eterna e non periranno mai e nessuno le rapirà dalla mia
mano" (Giov.10:27,28). Perciò,
amico/a lettore, credo che tu ti sia reso conto, leggendo questa testimonianza,
che la Nuova Nascita è un'esperienza indispensabile per
"vedere", vale a dire "entrare", nel regno di Dio, e che è
anche alla tua portata. Ecco,
qui di seguito, i versi biblici, tratti dal Vangelo di Giovanni, che sono stati
costantemente sullo sfondo del messaggio di questa testimonianza scritta: Gesú
gli rispose: "In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di
nuovo non può vedere il regno di Dio". Nicodemo
gli disse: "Come può un uomo nascere quando è già vecchio? Può egli
entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere?". Gesú
rispose: "In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d'acqua e
di Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne,
è carne; e quello che è nato dallo Spirito, è spirito. Non
ti meravigliare se ti ho detto: Bisogna che nasciate di nuovo. Il vento soffia
dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né dove va;
cosí è di chiunque è nato dallo Spirito". Lo
Spirito Santo, Colui che rigenera il cuore dell'uomo, sta continuando a
"soffiare" lì dove gli uomini si aprono, lasciandosi convincere "quanto
al peccato, alla giustizia e al giudizio" (Giov.16:8), senza timore
alcuno e liberi dai condizionamenti di un mondo che, con la propria sapienza,
non solo "non ha conosciuto Dio
" (1Cor.1:21), ma addirittura sospinge, chi vorrebbe conoscerLo,
lontano da Lui. Faccio
mia la seguente esortazione di Giacomo: "Siate
dunque pazienti, fratelli, fino alla venuta del Signore. Osservate come
l'agricoltore aspetta il frutto prezioso della terra pazientando, finché esso
abbia ricevuto la pioggia della prima e dell'ultima stagione" (Giac.5:7). Credo
che la "pioggia della prima stagione" sia avvenuta il giorno della
Pentecoste, quando… "Improvvisamente
si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, e… tutti furono
riempiti di Spirito Santo…" (Atti
2:2). Prima
del prossimo ritorno di Gesù Cristo, in quest'"ultima
stagione", sono convinto che lo Spirito Santo "soffierà"
ancora, scuotendo molte coscienze, risvegliandole per "afferrare
la vita eterna" (1Tim.6:12) alla quale Dio sta ancora chiamando in
questo tempo di grazia: Perciò,
come dice lo Spirito Santo: "Oggi, se udite la sua voce, non indurite i
vostri cuori" (Ebr.3:7,8). Se
hai udito la sua voce, vieni oggi, così come sei, a Gesù; Colui che ha
dato la sua vita per te. Non rimandare questo appuntamento a "domani",
perché non sai quello che domani accadrà; e poi, ogni giorno che passa è
un'opportunità perduta. Presto
Gesù Cristo ritornerà, e se tu non sarai Nato/a di Nuovo, prima di lasciare
questa terra, non potrai "vedere il regno di Dio" (Giov.3:3), perché… "…carne
e sangue non possono ereditare il regno di Dio, né la corruzione può ereditare
la incorruttibilità" (1Cor.15:50). Non
credere a chi ti dice che basta comportarsi bene, non far male a nessuno, fare
opere buone, frequentare la Chiesa, (come facevo io) eccetera, per sperare di
essere salvato; è una tremenda bugia che ha contribuito a far inorgoglire gli
uomini inducendoli a credere di potersi salvare da sé; Gesù è categorico: devi
Nascere di Nuovo! Ti
esorto, in questo istante, ad aprire il tuo cuore e ad accogliere Gesù Cristo
come il Salvatore e Signore della Tua vita. Digli: Gesù;
ti ringrazio per avermi fatto capire la necessità di Nascere di Nuovo. Così
come sono, con tutti i miei peccati, vengo a Te. Ti chiedo di entrare nel mio
cuore e di purificarlo col sangue prezioso che hai versato sulla croce per me. Da
questo momento in poi voglio seguirti veramente come la Tua Parola mi insegna;
Tu mi darai la guida, la capacità e la forza di farlo, anche nelle avversità. Grazie,
Signore, per questa meravigliosa ed esuberante Vita Nuova che ho davanti a me. se vuoi contattarmi: Franco Ienco, via Roma, N°42; 89823 - Mongiana (VV) Italia tel.e fax 0963311262 (cell. 3396451579) e-mail:frienc@tin.it |